Una piazza in salita e sei secoli di affreschi.
Questa è l'etichetta dedicata ad Arezzo. Qui sotto trovi le curiosità, i posti da vedere, un giro di un giorno e cosa mangiare.
Sei storie che di solito nessuno racconta, ma che rendono la visita molto più divertente.
Nell'XI secolo il monaco Guido d'Arezzo inventò il modo di scrivere la musica su righe e diede un nome alle note prendendo le sillabe iniziali dei versi di un inno a San Giovanni: Ut, Re, Mi, Fa, Sol, La. Il primo Ut diventò Do solo secoli dopo.
Nel 1553, scavando fuori Porta San Lorentino, saltò fuori un bronzo etrusco straordinario: un leone con la testa di capra sulla schiena e la coda a serpente. Cosimo I lo fece portare subito a Firenze, dov'è ancora oggi. Ad Arezzo è rimasta una copia.
Due volte l'anno i quattro quartieri della città si sfidano a colpi di lancia contro un manichino che gira su un perno e restituisce il colpo. Non è una rievocazione recente: si corre in Piazza Grande da secoli, e il campanile scandisce ancora il conto.
Piazza Grande ha una pendenza notevole e nessun lato uguale all'altro: portici, torri e logge del Vasari messi insieme in epoche diverse. Roberto Benigni ci ha girato molte scene de La vita è bella, compresa quella della bicicletta.
Dentro la Basilica di San Francesco, in un coro che da fuori non lascia immaginare niente, c'è la Leggenda della Vera Croce: uno dei cicli di affreschi più importanti del Rinascimento. Si entra a gruppi contingentati, quindi meglio prenotare.
Attorno ad Arezzo c'è uno dei distretti orafi più grandi d'Europa: buona parte dell'oro lavorato in Italia passa da qui. È un'industria poco visibile in centro, ma è quella che regge l'economia della zona.
I sei posti che non si possono saltare, con il tempo che serve per visitarli.

In pendenza, con quattro lati tutti diversi: il Palazzo delle Logge del Vasari, l'abside della Pieve, le case-torri. La prima domenica del mese si riempie dei banchi dell'antiquariato.

Custodisce gli affreschi di Piero della Francesca sulla Leggenda della Vera Croce. L'ingresso al coro è a numero chiuso e con orari precisi: conviene prenotare online.

Facciata romanica a colonnine sovrapposte, tutte diverse tra loro, e un campanile detto delle cento buche. L'abside affaccia direttamente su Piazza Grande.

Gotico e altissimo, costruito nell'arco di tre secoli nel punto più alto della città. Dentro ci sono le vetrate di Guillaume de Marcillat e una Maddalena di Piero della Francesca.

L'ellisse del II secolo è ancora leggibile in mezzo alla città moderna. Accanto c'è il Museo Archeologico, con la collezione dei vasi corallini che rese famosa Arezzo nell'antichità.

Un pentagono di bastioni sopra la città, accanto al parco del Prato. Si entra gratis e dai camminamenti si vede tutta la Valdichiana.
Otto tappe dal basso verso l'alto, circa 3 chilometri. Arezzo è tutta in salita: si parte dall'anfiteatro e si finisce sulla fortezza, così la pendenza si fa una volta sola. Tocca un numero sulla mappa per aprire la tappa.
Lo schema serve solo a seguire l'ordine delle tappe.
Si comincia dal punto più basso, a due passi dalla stazione. Il museo è dentro un ex convento costruito sopra le gradinate romane, e conserva i vasi corallini che duemila anni fa venivano esportati in tutto l'impero.
10 minuti a piedi, in salita, fino alla tappa 2
La visita al coro dura mezz'ora ed è a gruppi ridotti: senza prenotazione si rischia di aspettare a lungo o di non entrare. Vale ogni minuto, perché gli affreschi si guardano da vicino.
6 minuti a piedi fino alla tappa 3
Guarda la facciata dal basso: le colonnine dei tre ordini sono tutte diverse, scolpite una per una. Poi entra e attraversa la chiesa fino all'uscita posteriore, che dà direttamente sulla piazza.
2 minuti a piedi fino alla tappa 4
Mettiti sotto le Logge del Vasari e guarda la piazza in salita: è la stessa inquadratura di tante scene di cinema. Se ci sei la prima domenica del mese, qui c'è la Fiera Antiquaria.
3 minuti a piedi fino alla tappa 5
Le vie attorno a Corso Italia hanno trattorie normali, dove i grifi e le zuppe compaiono ancora nel menù del giorno. Sui lati della piazza si mangia bene ma si paga la vista.
8 minuti a piedi, in salita, fino alla tappa 6
Cerca la Maddalena di Piero della Francesca sulla parete sinistra: è piccola e senza cartelli vistosi, e molti le passano davanti senza accorgersene. Le vetrate cinquecentesche valgono da sole la salita.
8 minuti a piedi fino alla tappa 7
Vasari comprò questa casa e la decorò da solo, stanza per stanza. È piccola, quasi mai affollata, e fa capire che tipo fosse l'uomo che ha inventato il mestiere dello storico dell'arte.
12 minuti a piedi fino alla tappa 8
Il punto più alto della città, con il parco del Prato accanto e la Valdichiana che si apre sotto. Gli aretini ci vengono a correre e a portare i bambini: l'ingresso non si paga.
Fine dell'itinerario
Tre cose da provare almeno una volta, con la birra che ci sta meglio.

Muso di vitello cotto per ore con pomodoro, aglio e vino bianco. Piatto di recupero diventato la specialità cittadina: si serve con la polenta o con il pane.
Con La Tosca Rossa
Una sfoglia sottile ripiena di patate, pancetta e formaggio, cotta su una lastra di pietra rovente. Viene dal Casentino e dalle valli sopra Arezzo, e si mangia con le mani.
Con La Tosca Bianca
Il castagnaccio come lo chiamano da queste parti: farina di castagne, olio, pinoli e rosmarino, basso e senza zucchero aggiunto. Dolce d'autunno, quando nei boschi del Casentino si raccolgono le castagne.
Con La Tosca Oro
Quattro birre artigianali toscane — Bionda, Bianca, Rossa e Oro — prodotte nel Birrificio di Buti con malto del territorio. Non filtrate, non pastorizzate.
Arezzo è quella che hai trovato. Le altre undici sono là fuori, ognuna con il suo disegno e la sua pagina.
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