Il paese che ha dato il nome a Pinocchio.
Questa è l'etichetta dedicata a Collodi. Qui sotto trovi le curiosità, i posti da vedere, un giro di un giorno e cosa mangiare.
Sei storie che di solito nessuno racconta, ma che rendono la visita molto più divertente.
Lo scrittore si chiamava Carlo Lorenzini ed era nato a Firenze. Scelse Collodi come pseudonimo perché era il paese di sua madre, quello dove aveva passato le estati da bambino. Il burattino sarebbe arrivato trent'anni dopo.
La prima versione, uscita a puntate nel 1881, finiva con il burattino impiccato a una quercia dal Gatto e la Volpe. I lettori protestarono così tanto che il giornale chiese a Lorenzini di riprendere la storia: la Fata lo salva e il racconto continua per altri ventisette capitoli.
Il borgo antico si arrampica lungo il pendio in fila indiana, dalla rocca in cima fino alla villa in basso. Visto da lontano sembra una cascata di case, e dentro non ci sono strade ma solo scalinate.
Il Giardino Garzoni è barocco fino in fondo: scale monumentali, statue, un labirinto e giochi d'acqua che partivano all'improvviso per bagnare gli ospiti. Lorenzini ci giocava da bambino, e qualcuno ci vede l'origine del Paese dei Balocchi.
Quando nel 1956 decisero di dedicare uno spazio a Pinocchio, chiamarono artisti veri: la statua del burattino e della Fata è di Emilio Greco, la piazzetta dei mosaici di Venturino Venturi, il ristorante lo progettò Giovanni Michelucci. È un parco d'arte, non di giostre.
Pinocchio è stato pubblicato in oltre duecentosessanta lingue e dialetti, dal giapponese all'esperanto. Nessun altro libro italiano è arrivato così lontano, e tutto è cominciato in un paese di poche centinaia di abitanti.
I sei posti che non si possono saltare, con il tempo che serve per visitarli.

Un percorso all'aperto tra sculture, mosaici e installazioni che seguono la storia del libro. Si cammina tra gli alberi e a ogni tappa si incontra un personaggio.

Uno dei giardini barocchi meglio conservati d'Italia, su terrazze che salgono lungo la collina. Fontane, statue, un labirinto di siepi e una scalinata che sembra un teatro.

La residenza dei marchesi, costruita sopra i resti del castello. La madre di Lorenzini ci lavorava a servizio, ed è per questo che lui passava le estati a Collodi.

Una serra tropicale dentro il giardino, con centinaia di farfalle che volano libere. Dentro ci sono trenta gradi e l'umidità di una foresta: si entra anche d'inverno.

Il borgo medievale che sale lungo il pendio fino alla chiesa di San Bartolomeo. Solo scalinate, nessuna auto e quasi nessun visitatore, anche nei giorni pieni.

A pochi chilometri, è la città dei fiori: uno dei mercati floricoli più grandi d'Europa e una piazza lunga e stretta che sembra un corridoio.
Otto tappe tra il borgo, il giardino e la Valdinievole. Collodi si gira a piedi ma è tutto in salita, per Pescia e la valle serve la macchina. Tocca un numero sulla mappa per aprire la tappa.
Lo schema serve solo a seguire l'ordine delle tappe.
Si comincia dall'alto, quando le gambe sono ancora fresche: la salita fino alla chiesa di San Bartolomeo è tutta a scalini. Dalla cima si vede la villa in basso e tutta la Valdinievole.
15 minuti a piedi in discesa fino alla tappa 2
La villa dei marchesi, costruita sulle fondamenta del vecchio castello. Qui lavorava la madre di Lorenzini: è il motivo per cui lo scrittore passava le estati in questo paese.
3 minuti a piedi fino alla tappa 3
Si sale per terrazze, tra fontane, statue e siepi tagliate a labirinto. Nel Settecento i giochi d'acqua partivano all'improvviso per bagnare gli ospiti: era considerato uno scherzo elegante.
5 minuti a piedi fino alla tappa 4
I posti in paese sono pochi ma bastano. Dentro il Parco c'è anche l'Osteria del Gambero Rosso, progettata da Giovanni Michelucci, che vale la sosta anche solo per l'architettura.
5 minuti a piedi fino alla tappa 5
Il percorso segue la storia, dal paese dei Balocchi alla pancia del pescecane. Anche senza bambini vale il giro: le sculture sono di artisti veri e il parco è pieno d'ombra.
5 minuti a piedi fino alla tappa 6
Una serra tropicale dove le farfalle volano libere e si posano addosso. Non mettere profumi e vestiti troppo colorati, altrimenti ti ci si appoggiano tutte insieme.
15 minuti in auto fino alla tappa 7
La città dei fiori, con una piazza lunga e stretta chiusa da due chiese alle estremità. Il mercato dei fiori lavora la mattina presto, ma il centro si gira bene nel pomeriggio.
20 minuti in auto fino alla tappa 8
Dieci borghi di pietra sparsi sulle colline sopra Pescia, chiamati così da uno scrittore svizzero dell'Ottocento che ci vide le sue valli. Castelvecchio è il più bello al tramonto, con la pieve romanica in cima.
Fine dell'itinerario
Tre cose da provare almeno una volta, con la birra che ci sta meglio.

Coltivati su pochi ettari di sabbia lungo il torrente Pescia, hanno la buccia così sottile che quasi non si sente. Si mangiano lessati con olio e pepe, senza aggiungere altro.
Con La Tosca Bianca
Uno spezzatino di muso di vitello cotto a lungo con pomodoro e spezie. Nasce tra i conciatori di pelli di Pescia, che si portavano a casa gli scarti e li facevano diventare un piatto.
Con La Tosca Rossa
Cialde sottilissime all'anice, cotte tra due piastre di ferro incise. Sono il dolce delle fiere di paese: si sente l'odore molto prima di vedere il banco.
Con La Tosca Oro
Quattro birre artigianali toscane — Bionda, Bianca, Rossa e Oro — prodotte nel Birrificio di Buti con malto del territorio. Non filtrate, non pastorizzate.
Collodi è quella che hai trovato. Le altre undici sono là fuori, ognuna con il suo disegno e la sua pagina.
Dichiaro di avere più di 18 anni e di essere consapevole che la vendita di bevande alcoliche è vietata ai minori di 18 anni ai sensi della legge italiana.
Lascia la tua email e ricevi il 10% di sconto sul primo ordine.