Un'isola diversa in ogni stagione.
Questa è l'etichetta dedicata all'Elba. Qui sotto trovi le curiosità, i posti da vedere, tre itinerari a seconda del periodo e cosa mangiare.
Sei storie che di solito nessuno racconta, ma che rendono la visita molto più divertente.
All'Elba non fu solo esiliato: gli venne lasciato il titolo di imperatore e il governo dell'isola. In dieci mesi fece costruire strade, riorganizzò le miniere e diede all'Elba una bandiera nuova, bianca con una banda rossa e tre api dorate.
Gli Etruschi estraevano ferro qui già duemilacinquecento anni fa, e con quel metallo armarono mezzo Mediterraneo. Le miniere hanno chiuso nel 1981: oggi si visitano, e in alcune spiagge della costa est la sabbia è ancora nera e attaccata alla calamita.
Bianca a Capo Bianco, dove la roccia è quarzo. Nera a Topinetti, dove è polvere di ferro. Rossa e verde a Terranera, accanto a un laghetto solforoso. Sull'Elba il colore della sabbia dipende da cosa c'è sotto.
Le colonne del Pantheon vengono dalle cave del Monte Capanne. Lungo i sentieri si trovano ancora colonne sbozzate e mai finite, abbandonate duemila anni fa perché si erano crepate durante la lavorazione.
L'elbaite è una varietà di tormalina scoperta proprio qui, a San Piero. L'isola ha una varietà di minerali rarissima per la sua dimensione, e i collezionisti ci vengono da tutta Europa.
Le uve vengono lasciate appassire al sole su graticci prima della vinificazione. Ne esce un vino dolce e scuro che nel 2011 ha ottenuto la DOCG: si beve a fine pasto, con la schiaccia briaca.
I sei posti che non si possono saltare, con il tempo che serve per visitarli.

Il porto principale, chiuso dentro le Fortezze Medicee costruite da Cosimo I. Si cammina sui bastioni sopra il mare e si scende nel centro storico per vicoli e scalinate.

Villa dei Mulini in città, con la biblioteca e il giardino sul mare, e Villa San Martino in campagna, la residenza estiva. Entrambe si visitano con un biglietto unico.

Si sale con una cabinovia a cestelli aperti, in piedi, e non è per tutti. Dalla cima si vedono Corsica, Capraia e Montecristo nelle giornate limpide.

Un castello pisano su uno sperone di roccia a 400 metri, mai espugnato. Si arriva con venti minuti di sentiero e da lassù si vede tutto il golfo di Portoferraio.

Il borgo più vivo dell'isola, arroccato sopra la costa sud. Vicoli stretti, botteghe e locali che restano aperti anche fuori stagione.

Una mezzaluna di sabbia chiara protetta da un promontorio di granito, sulla costa ovest. È anche uno dei posti migliori dell'isola per vedere il sole calare in mare.
L'isola cambia parecchio a seconda del periodo, quindi qui trovi tre giri diversi. Scegli la stagione, poi tocca un numero sulla mappa per aprire la tappa.
Da marzo a maggio l'isola è verde e fiorita, i sentieri sono percorribili senza soffrire il caldo e non c'è quasi nessuno. Il mare però è ancora freddo: è la stagione giusta per camminare, non per il bagno.
Lo schema serve solo a seguire l'ordine delle tappe.
Si comincia dal porto, salendo a Forte Falcone lungo le scalinate. In primavera si cammina bene anche a mezzogiorno e il centro storico non è ancora invaso dai traghetti pieni.
10 minuti a piedi fino alla tappa 2
La casa dove Napoleone visse i suoi dieci mesi da sovrano dell'isola, tra la biblioteca portata da Fontainebleau e un giardino che finisce sul mare. In primavera il giardino è nel suo momento migliore.
15 minuti in auto fino alla tappa 3
Un promontorio collegato all'isola da una striscia di terra sottile. L'anello attorno al capo si fa in un'ora scarsa, tra macchia mediterranea in fiore e strapiombi sul mare.
25 minuti in auto fino alla tappa 4
Il paese più piccolo della Toscana per superficie, con il lungomare e la Torre Saracena. Fuori stagione i ristoranti aperti sono pochi ma quelli che lavorano tutto l'anno sono i migliori.
20 minuti in auto fino alla tappa 5
Si sale in piedi dentro cestelli gialli aperti sui lati, aggrappati a una sbarra: dura una decina di minuti e non è consigliata a chi soffre di vertigini. In primavera l'aria è più tersa e si vede la Corsica.
30 minuti in auto fino alla tappa 6
Sulla punta nord-ovest, tra scogli di granito levigato e acqua trasparente. In primavera è quasi deserta e il sole cala dritto davanti: il posto giusto per chiudere la giornata.
Fine dell'itinerario
Da giugno a settembre si viene per il mare, ma bisogna organizzarsi: le spiagge si riempiono verso le dieci e i parcheggi finiscono presto. Questo giro è costruito per stare fuori dagli orari peggiori.
Lo schema serve solo a seguire l'ordine delle tappe.
Ghiaia bianchissima e acqua che diventa turchese per via del fondale chiaro. Alle sette e mezza c'è ancora posto e si scende tranquilli dal sentiero: dalle dieci in poi diventa un'altra storia.
20 minuti fino al porto per la tappa 2
Le calette più belle non hanno una strada che ci arriva, quindi il modo migliore per vederle è dal mare. Le escursioni partono da Portoferraio e da Marciana Marina, mezza giornata con sosta per il bagno.
Sbarco a Marciana Marina, tappa 3
Pesce sul lungomare, all'ombra. D'estate conviene prenotare anche a pranzo, soprattutto ad agosto: i tavoli fuori finiscono in mezz'ora.
35 minuti in auto fino alla tappa 4
Sabbia grossa di granito e la spiaggia più frequentata della costa sud-ovest, con bar e stabilimenti. È quella che d'estate ha più vita, se cerchi gente e musica invece del silenzio.
10 minuti in auto fino alla tappa 5
Verso le sei la spiaggia si svuota e resta la luce migliore della giornata. Chi ha voglia di camminare sale sul promontorio del Capo, dieci minuti di sentiero, e guarda il sole cadere in mare da lassù.
40 minuti in auto fino alla tappa 6
D'estate il borgo resta sveglio fino a tardi, con i tavolini nei vicoli e i banchi degli artigiani. È il posto dove finiscono le serate di mezza isola: parcheggia sotto il paese e sali a piedi.
Fine dell'itinerario
Da ottobre a febbraio l'isola si svuota, molti alberghi chiudono e i traghetti diminuiscono. In compenso si gira senza code e si vedono le cose che d'estate nessuno guarda: le miniere, i castelli, i borghi con solo residenti.
Lo schema serve solo a seguire l'ordine delle tappe.
Fuori stagione il centro torna a essere un paese di mare normale, con le barche tirate a secco e i bar pieni di gente del posto. I bastioni delle Fortezze Medicee si girano senza incontrare nessuno.
25 minuti in auto fino alla tappa 2
Venti minuti di sentiero in salita fino al castello, ed è proprio d'inverno che si sale meglio: d'estate quella rampa esposta al sole è una punizione. Dall'alto si vede tutto il golfo.
35 minuti in auto fino alla tappa 3
È uno dei pochi borghi che d'inverno non chiude. Qui trovi ancora le cose di stagione: cacciucco, cinghiale, zuppe, e i tavoli si prendono senza prenotare.
15 minuti in auto fino alla tappa 4
L'unica miniera sotterranea visitabile dell'isola, con caschetto e giacca perché dentro ci sono dodici gradi tutto l'anno. Le visite sono guidate e a orari fissi, quindi conviene chiamare prima.
30 minuti in auto fino alla tappa 5
Le cave a cielo aperto sono rosse e ocra, un paesaggio che sembra di un altro pianeta. Nel museo si vedono i minerali dell'isola e nei piazzali si può cercare l'ematite tra i detriti.
45 minuti in auto fino alla tappa 6
D'inverno il sole cala presto e il lungomare resta vuoto, con la Torre Saracena in controluce. Un bicchiere in uno dei due o tre bar aperti tutto l'anno e la giornata si chiude così.
Fine dell'itinerario
Tre cose da provare almeno una volta, con la birra che ci sta meglio.

Melanzane, peperoni, cipolle e pomodori stufati a lungo in un solo tegame. Il piatto degli orti elbani, si mangia tiepido o freddo e il giorno dopo è più buono.
Con La Tosca Bianca
Zuppa di baccalà con aglio, peperoncino e nepitella, servita sopra il pane raffermo. Nata come piatto dei minatori di Rio, che la mangiavano prima di scendere sottoterra.
Con La Tosca Bionda
Un dolce basso e compatto con uvetta, pinoli e noci, senza uova né lievito, impastato con l'Aleatico. Si teneva per mesi, ed è per questo che i marinai se lo portavano in barca.
Con La Tosca Rossa
Quattro birre artigianali toscane — Bionda, Bianca, Rossa e Oro — prodotte nel Birrificio di Buti con malto del territorio. Non filtrate, non pastorizzate.
L'Isola d'Elba è quella che hai trovato. Le altre undici sono là fuori, ognuna con il suo disegno e la sua pagina.
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